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	<title>AZIENDE &#8211; Vinitalia TV</title>
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		<title>Tenuta Iuzzolini</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/tenute-iuzzolini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 15:20:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tenuta Iuzzolini, grandi Vini di Calabria: i vini Cirò. Nel video l&#8217; intervista a Pasquale Iuzzolini In occasione del Vinitaly 2018 Vinitalia.tv intervista Pasquale Iuzzolini, di Tenute Iuzzolini. La tenuta Iuzzolini sorge nel territorio di Cirò si estende su una superficie di circa 500 ettari di cui, 100 ettari coltivati a vigneto a coltura specializzata, 50 ettari in uliveto secolare, 100 ettari a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Tenuta Iuzzolini, grandi Vini di Calabria: i vini Cirò. Nel video l&#8217; intervista a Pasquale Iuzzolini</h1>
<p>In occasione del <strong>Vinitaly 2018</strong> Vinitalia.tv intervista <strong>Pasquale Iuzzolini, di Tenute Iuzzolini.</strong></p>
<p>La <strong>tenuta Iuzzolini</strong> sorge nel territorio di <strong>Cirò</strong> si estende su una superficie di circa 500 ettari di cui, <strong>100 ettari coltivati a vigneto</strong> a coltura specializzata, <strong>50 ettari in uliveto secolare</strong>, <strong>100 ettari a seminativo</strong> e la restante parte composta da pascoli e boschi per il bestiame, allevato allo stato brado, come i <strong>bovini di razza Podolica</strong> e il <strong>suino nero di Calabria.</strong><br />
I terreni, di origine calcareo argilloso e sabbioso, sono molto fertili perché ricchi di sorgenti naturali. L’intera area, baciata da un clima mediterraneo, con estati calde ed asciutte e inverni corti e piovosi, concede le condizioni ideali per la coltivazione della vite e dell’ulivo.<br />
Oggi all’interno dell’azienda svolgono compiti ben precisi 35 collaboratori. Durante il periodo della vendemmia e della raccolta delle olive, i manovali si triplicano.</p>
<p>Nell’azienda è presente un <strong>allevamento di bovini</strong>, suini e cavalli.</p>
<p>Nell’azienda circa 100 ettari di vigneto a coltura specializzata per lo più ubicati nel territorio della <strong>Doc Cirò</strong>, mentre la restante parte è compresa nella <strong>IGT Calabria</strong>.</p>
<p>I vigneti sorgono nella località denominata “Timpa Bianca” nel comune di Cirò Marina, a poca distanza dal mare, nell’entroterra “Motta” nell’agro di Carfizzi e nella zona di “Maradea” nel comune di Umbriatico. Nella tenuta attualmente vengono coltivate tre varietà di vitigni autoctoni: Greco Bianco, Gaglioppo e Magliocco.</p>
<p>La cantina, costruita con moderne tecnologie, è situata nel cuore dei vigneti del <strong>Cirò Doc</strong> in località Fego – Frassà, a qualche centinaio di metri dalla strada statale 106 e a poca distanza dal mare.<br />
Il terreno su cui è ubicata la cantina ha una superficie di 13000 metri quadrati, con un’area coperta di 4000 metri quadrati, mentre la restante parte è destinata ad un ampio piazzale, parcheggi, aiuole ed esposizione di oggetti antichi riguardanti la <strong>produzione del vino</strong> e la lavorazione della terra.<br />
La cantina è dotata dei migliori impianti tecnologici, offerti dalle industrie enologiche, tra cui contenitori in acciaio inox e macchinari che consentono metodi di vinificazione all’avanguardia.<br />
La sua capienza, tra barriques e serbatoi in acciaio, è di 4500 ettolitri ed ha una capacità produttiva di oltre un milione di bottiglie di vino l’anno.<br />
Internamente la cantina è dotata di un sofisticato laboratorio enologico, che consente analisi altamente qualificate. Il controllo sulle uve e sul <strong>vino</strong> durante l’anno è quotidiano, fino ad arrivare all’imbottigliamento.<br />
Esternamente la struttura è stata realizzata completamente con materiali originali del luogo, tra cui pietre, tegole e mattoni; mentre internamente, per il rispetto delle norme igienico – sanitario, sono stati impiegati i migliori materiali previsti dalle normative.</p>
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		<title>Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/consorzio-del-vino-nobile-di-montepulciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Home]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2018 15:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste e tv]]></category>
		<category><![CDATA[MEDIA]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e uomini]]></category>
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		<category><![CDATA[Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Solini]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Di Betto]]></category>
		<category><![CDATA[Vino Nobile di Montepulciano]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano ai microfoni di Vinitalia.tv Vinitalia.tv incontra il Presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Piero Di Betto e Paolo Solini, coordinatore delle attività. Insieme ripercorrono la storia del vino per il territorio. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano: la storia Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è nato nel 1965 con l’obiettivo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano ai microfoni di Vinitalia.tv</h1>
<p><strong>Vinitalia.tv</strong> incontra il Presidente del <strong>Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Piero Di Betto </strong>e<strong> Paolo Solini, </strong>coordinatore delle attività.<em> </em>Insieme ripercorrono la storia del vino per il territorio.</p>
<h2>Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano: la storia</h2>
<p><strong>Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è nato nel 1965</strong> con l’obiettivo di tutelare e  promuovere l’immagine del <strong>Vino Nobile di Montepulciano</strong> (successivamente anche quella del Rosso e del Vin Santo)  in Italia e nel mondo. Attualmente i viticoltori soci del Consorzio sono 230 e rappresentano oltre il 90% della superficie vitata, ovvero quasi la sua totalità. Gli <strong>imbottigliatori soci sono 76</strong>.</p>
<p><strong>Tra le attività principali</strong> l&#8217;organizzazione di <strong>iniziative promozionali</strong> sul territorio di Montepulciano.<br />
Il Consorzio si occupa anche dell&#8217;attività di promozione attraverso la realizzazione di <strong>strumenti di comunicazione e attività di media e public relations</strong>.<br />
Inoltre, offre un servizio di <strong>assistenza tecnica</strong> alle aziende associate, relativa agli aspetti burocratici e progettuali, ma anche organizzando incontri tecnici formativi.</p>
<p><strong>Tra le varie iniziative</strong> svolte dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano per il territorio, la creazione e gestione dell’Enoliteca consortile situata nella nuova sede della Fortezza di Montepulciano (dove hanno anche sede gli uffici del Consorzio) restaurata grazie all’intervento dei produttori stessi.</p>
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		<title>Agricola Bellaria</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/agricola-bellaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 05:26:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Protagonisti del vino]]></category>
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					<description><![CDATA[Agricola Bellaria: eccellenze vinicole Vinitalia.tv realizza il trailer di Agricola Bellaria, eccellenze vinicole italiane. Maggiori informazioni su Eccellenzeitaliane.tv]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Agricola Bellaria: eccellenze vinicole</h1>
<p><strong>Vinitalia.tv</strong> realizza il trailer di <a href="http://www.eccellenzeitaliane.tv/agricola-bellaria/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Agricola Bellaria</strong></a>, eccellenze vinicole italiane.<br />
Maggiori informazioni su <a href="http://www.eccellenzeitaliane.tv/agricola-bellaria/" target="_blank" rel="noopener">Eccellenzeitaliane.tv</a></p>
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			</item>
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		<title>Carpenè Malvolti</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/carpene-malvolti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2017 09:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Protagonisti del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Carpenè Malvolti]]></category>
		<category><![CDATA[Conegliano Valdobbiadene]]></category>
		<category><![CDATA[prosecco]]></category>
		<category><![CDATA[Valdobbiadene]]></category>
		<category><![CDATA[vini spumanti]]></category>
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					<description><![CDATA[Carpenè Malvolti: vini spumanti di alta qualità Carpenè Malvolti: da oltre 140 anni Nata nel 1868 dal sogno di Antonio Carpenè di produrre un vino spumeggiante con le uve raccolte sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene, un sogno divenuto una missione: quella di produrre in ogni vendemmia vini spumanti di alta qualità, che ancora oggi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Carpenè Malvolti: vini spumanti di alta qualità</h1>
<p><strong><strong>Carpenè Malvolti: d</strong>a oltre 140 anni</strong><br />
Nata nel 1868 dal sogno di Antonio Carpenè di produrre un vino spumeggiante con le uve raccolte sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene, un sogno divenuto una missione: quella di produrre in ogni vendemmia vini spumanti di alta qualità, che ancora oggi continua ad avverarsi giorno dopo giorno.</p>
<p><strong>La nascita</strong><br />
<strong>Carpenè Malvolti </strong> nasce nel 1868, nel cuore delle valli del prosecco, dove tra scoscesi pendii sui susseguono a perdita d’ occhio filari di uva che vengono poi trasformati in Conegliano Valdobbiadene prosecco superiore DOCG e prosecco DOC Treviso.</p>
<p><strong>Passione di famiglia</strong><br />
Da sempre la famiglia Carpené guarda con tenacia ed entusiasmo al futuro attratta da nuove culture, stili, sapori, profumi e sensazioni. Da quattro generazioni la famiglia è impegnata, e continua tutt’oggi, nello studio della viticoltura e dell’ enologia per la valorizzazione del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.</p>
<p><strong>Marchio d’ autore</strong><br />
La Carpenè Malvolti  tra le aziende pioniere della comunicazione pubblicitaria nel settore vinicolo e spesso l’ha studiata con modalità innovative e all’ avanguardia, introducendo prima degli altri l’ uso dei “<em>testimonial</em>”. Tuttora le affissioni storiche della casa Carpenè sono oggetto di mire collezionistiche. Ai Carpenè si deve dare anche il primato della dicitura “Primato di Conegliano” in etichetta, ideato nel lontano 1924.</p>
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<hr class="divider" />
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		<title>Tenute San Leonardo</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/tenute-san-leonardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2016 15:50:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Tenute San Leonardo]]></category>
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					<description><![CDATA[Più di mille anni fa era un monastero, da oltre tre secoli è la residenza dei Marchesi Guerrieri Gonzaga che ne sono appassionati custodi. Oggi la Tenuta San Leonardo è un giardino di vigne e rose protetto dalle imponenti montagne trentine che smorzano i freddi venti nordici, mentre il fondovalle accoglie e regala il tepore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più di mille anni fa era un monastero, da oltre tre secoli è la residenza dei Marchesi Guerrieri Gonzaga che ne sono appassionati custodi. Oggi la Tenuta San Leonardo è un giardino di vigne e rose protetto dalle imponenti montagne trentine che smorzano i freddi venti nordici, mentre il fondovalle accoglie e regala il tepore del lago di Garda. La Tenuta è un mondo antico dove le pazienti pratiche di cantina, ancora assolutamente artigianali, regalano vini che sono autentici gioielli dell’enologia italiana distinguendosi per freschezza, armonia ed un’innata eleganza.</p>
<p>In tutte le storie c&#8217;è sempre un momento di svolta</p>
<p>…per la Tenuta San Leonardo fu alla fine degli anni 60, quando il Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga (1895-1974), agricoltore e appassionato viticoltore, lasciò al figlio Carlo il compito di dare un nuovo volto alla proprietà di famiglia. Molto cambiò nelle vigne dell’azienda trentina: alla pergola furono affiancati il guyot e il cordone speronato e accanto al Carmenère e al Merlot, varietà presenti ormai da decenni se non secoli, furono introdotti nuovi vitigni, primo tra tutti il Cabernet Sauvignon.</p>
<p>Il 1982 fu l’anno della vendemmia zero, quella che produsse il San Leonardo come lo conosciamo oggi. In azienda arrivarono le prime barriques e in cantina si lavorò non più sulla base di uvaggi definiti in vigna ma sull’assemblaggio dei vini deciso dopo mesi di maturazione in legno e a partire proprio da quell’anno il San Leonardo si impose con decisione tra i nomi di riferimento dell’enologia italiana.</p>
<p>Tutto ciò è stato il risultato della determinata convinzione di Carlo Guerrieri Gonzaga che la sua terra avesse caratteristiche così particolari da poter percorrere la strada dell’eccellenza viticola.</p>
<p>È stato un rinnovamento radicale quello che ha interessato la Tenuta San Leonardo. In realtà ad un primo sguardo niente sembra essere cambiato rispetto al passato e la proprietà si presenta ancor oggi come un hortus conclusus regolato dai valori del proprio mondo. Ma dietro quel cancello che protegge l’azienda non ci sono più solo campi di mais o di grano o piante di gelso per la coltura del baco da seta. Oggi c’è un giardino di vigne impiantate con criteri di grande rigore, i cui filari parlano di cultura del vino.</p>
<p>Da guerrieri a viticoltori</p>
<p>Il motto di famiglia recita “Belli ac Pacis Amator” (Amante della Guerra e della Pace): difficile immaginarlo oggi ma un tempo i Terzi – antico cognome della famiglia – erano uomini d’arme e tale Niccolò figlio di Ottobono per il valore dimostrato in tante battaglie, fu detto il “Guerriero”. Cognome cui fu aggiunto nel 1506 quello di Gonzaga in segno di riconoscenza da parte del Marchese Francesco, signore di Mantova.</p>
<p>Per la presenza della famiglia Guerrieri Gonzaga in Trentino si deve attendere il 1894 quando il Marchese Tullo, nonno di Carlo Guerrieri Gonzaga, sposò Gemma de Gresti, alla cui famiglia apparteneva da quasi due secoli la Tenuta San Leonardo. Fu loro figlio Anselmo a guardare alla proprietà con nuovo spirito imprenditoriale e a introdurre grandi cambiamenti animato dalla sua innata passione per l’enologia.</p>
<p>Ma è Carlo Guerrieri Gonzaga il primo vero enologo della famiglia, la sua formazione fu dettata non solo dalla prospettiva di gestire in prima persona il patrimonio agricolo familiare ma soprattutto da una viva curiosità per i grandi vini, Bordeaux in primis. Da questo nasce la sua decisione di studiare enologia a Losanna e approfondire le conoscenze con viaggi di studio in Francia ed in Toscana. Proprio qui, nella proprietà di San Guido, iniziò la lunga e proficua consuetudine con Mario Incisa della Rocchetta, che lo introdusse a tutti i segreti del blend bordolese e divenne a tutti gli effetti il suo “padrino enologico”.</p>
<p>Alla Tenuta San Leonardo da quasi cinquant’anni Carlo Guerrieri Gonzaga dedica la quasi totalità delle sue attenzioni e del suo tempo. Da anni anche il figlio Anselmo, oggi amministratore dell’azienda, è impegnato a tempo pieno e come il padre è innamorato di questa terra trentina, dei suoi orizzonti, dei suoi profumi.</p>
<p>Tenuta San Leonardo, porta del Trentino</p>
<p>Non è difficile innamorarsi di questo luogo. È il Trentino del sud, ad una manciata di passi dal confine veneto, quello che ospita l’azienda, un tempo feudo ecclesiastico, oggi piccolo borgo sinonimo di una delle eccellenze che hanno fatto la storia del vino in Italia.</p>
<p>Siamo in Vallagarina: lungo il corso dell’Adige una piccola chiesetta sembra indicare un luogo non comune, al suo fianco un cancello ed una medievale cinta muraria introducono al mondo della Tenuta San Leonardo. È un piccolo villaggio del tempo passato, dove le case dal tipico aspetto trentino ospitano gli uffici, la cantina, l’antico granaio oggi museo, vari capanni di servizio dell’attività agricola.</p>
<p>Alzando lo sguardo ci sono poi il viale alberato, il laghetto, il parco, le vigne, il giardino regno delle rose e la villa de Gresti, un insieme magico frutto di una cura incessante quanto discreta che non ha avuto cesure negli anni, un insieme di eleganza e di equilibrio che è concreta espressione di un mondo amato e vissuto in prima persona.</p>
<p>In alto infine la sagoma imponente dei Monti Lessini, dai quali può capitare in modo non inusuale di veder scendere cervi, caprioli e camosci alla ricerca di morbide foglie per la loro insaziabile fame. Sono i Monti Lessini che proteggono dai venti freddi del nord la proprietà, in tutto 300 ettari che ogni giorno ricevono la brezza dell’Ora che soffia dal Garda apportando i suoi temperati, benefici effetti.</p>
<p>Terra del nord è la Tenuta San Leonardo, la neve nei mesi invernali ricopre spesso quel piccolo paradiso terrestre del suo parco, vitato e non. Ma nel periodo vegetativo della vite è un microclima ideale quello che accompagna lo sviluppo dei grappoli e la maturazione delle uve con la forte escursione termica tra giorno e notte che dona non solo spessore agli aromi delle uve ma ne dilata i tempi di maturazione che solo a metà settembre prevede l’inizio della raccolta per poi protrarsi a gran parte di ottobre.</p>
<p>E poi le vigne, in tutto 25 ettari: ad altitudine inferiore, attorno ai 150 metri s.l.m., su terreni ricchi di ciottoli che furono il letto di una diramazione dell’Adige, sono state impiantate le vigne di Merlot mentre è prevalentemente un suolo sabbioso con pH neutro quello che tra i 150 ed i 250 metri s.l.m. accoglie Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e le antiche vigne di Carmenère. Tutti terreni a bassa fertilità e ben drenati da cui nascono uve che una volta divenute vino garantiscono una quantità di antociani davvero inusuale, e non solo per il Trentino. Talmente inusuale da fare di queste terre un tempo chiamate Campi Sarni, una enclave del tutto unica.</p>
<p>Oggi la viticoltura nella Tenuta San Leonardo prevede filari con vari orientamenti che seguono le pendenze, per sfruttare al massimo la luminosità solare. Le densità variano a seconda del tipo di allevamento: 6.600 ceppi ad ettaro per i vigneti a filare (guyot e a cordone speronato), con una produzione al massimo di 65 quintali per ettaro, e 1.750 per la pergola doppia trentina riservata al Carmenère, che per dare uve importanti richiede potature severe che limitano la produzione a non più di 90 quintali per ettaro.</p>
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		<title>Gianfranco Santero</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/gianfranco-santero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2015 07:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Protagonisti del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Santero]]></category>
		<category><![CDATA[Monferrato]]></category>
		<category><![CDATA[Santero]]></category>
		<category><![CDATA[Santero F.lli & C.]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly]]></category>
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					<description><![CDATA[Vinitaly 2015]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Santero: la storia dell&#8217;azienda raccontata da Gianfranco Santero</h1>
<p>Ai microfoni di <strong>Vinitalia.tv</strong>, in occasione del Vinitaly 2015 <strong>Gianfranco Santero</strong>, Presidente di <strong><a href="http://www.eccellenzeitaliane.tv/santero/" target="_blank" rel="noopener">Santero F.lli &amp; C.</a> </strong>che ci parla di questa azienda storica.</p>
<p><strong><span class="Apple-style-span">La Storia</span></strong></p>
<p>Nata agli albori del 1958 e consolidata dai fratelli Leopoldo, Renzo, Aldo e Adelio Santero.</p>
<p>Situata proprio nel cuore della zona vitivinicola, immersa nelle splendide colline del Monferrato.</p>
<p>Una storia lunga mezzo secolo, segnata dalla passione per la vigna, dalla sapiente gestione della cantina e a dall’amore per il vino e lo spumante.</p>
<p>Oggi l’azienda si è evoluta con una cura seguita in ogni momento dalla filiera produttiva: dalla vendemmia alla fase dell’imbottigliamento, effettuato in una cantina completamente ristrutturata dove innovazione e tecnologia si uniscono per dare vita a prodotti dalla veste moderna con un cuore antico.</p>
<p><strong><span class="Apple-style-span">Tradizione</span></strong></p>
<p>Nel 1958 viene acquistata un&#8217;avviata cantina di vinificazione a Santo Stefano Belbo che viene attrezzata per la produzione degli spumanti e dei vini classici piemontesi.</p>
<p>Si migliorano le strutture, si allarga la clientela, si aprono nuovi mercati, si varcano i confini nazionali sempre con la massima attenzione alle esigenze di mercato.</p>
<p>Nel 1977 entra in funzione un modernissimo stabilimento, attuale sede della Società, su un&#8217;area di oltre 18.000 mq nelle vicinanze della casa natale dello scrittore Cesare Pavese. Nello stabilimento vengono vinificate le uve delle 5 aziende agricole di proprietà Santero, ma anche uve acquistate da oltre 300 viticoltori locali.</p>
<p>La capacità produttiva della cantina che sfiora i 18 milioni di bottiglie annue colloca la Santero tra i leader del mercato vinicolo.</p>
<p>Santero ha traghettato il packaging dal passato alla modernità. In un segmento statico e ancorato alla tradizione stabilizzato su forme e immagini consolidate si è reso necessario irrompere con un’identità innovativa in grado di farsi notare e ammirare senza tradire i codici di accessibilità e quotidianità del segmento connotando il prodotto con stile, eleganza e la contemporaneità propria della marca.</p>
<p>Etichette dalle forme e dai colori ricercati curate in ogni minimo dettaglio con particolare attenzione ai particolari, alle sfumature e ai riflessi, conferiscono un tocco di raffinatezza all’insieme.</p>
<p><strong><span class="Apple-style-span">Territorio</span></strong></p>
<p>Ampie zone coltivate a monovitigno e una ricca dotazione di storiche cantine scavate nel tufo, di antiche cascine dalle eleganti architetture, di borghi medievali impreziositi a chiese e castelli a testimonianza di una cultura secolare fondata sulla produzione di vino. Santero svolge la sua attività in un angolo del Piemonte fra Langhe e Monferrato: un territorio ondulato, vivace e reso affascinante dai giochi di colore regalati dalla vegetazione spontanea e dalle coltivazioni.</p>
<p>La qualità non è un mito a uso della comunicazione, ma un fatto concreto.</p>
<p>A Santo Stefano Belbo Santero vive a stretto contatto con il mondo dell’agricoltura che caratterizza la sua tradizione di storica azienda enologica. Ritmi stagionali e natura, convivenza tra uomo e ambiente: è la dimensione antica ma immutabile che si vive nel cuore della Langa a vocazione vitivinicola.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cantine Due Palme</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/cantine-due-palme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2015 15:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[aziende di eccellenza]]></category>
		<category><![CDATA[cantine due palme]]></category>
		<category><![CDATA[Cellino San Marco]]></category>
		<category><![CDATA[cooperativa]]></category>
		<category><![CDATA[negroamaro]]></category>
		<category><![CDATA[primitivo]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly 2014]]></category>
		<category><![CDATA[vitigno]]></category>
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					<description><![CDATA[Cantine Due Palme, azienda cooperativa costituita nel 1989 a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, nasce dall’idea e dalla volontà di Angelo Maci, terza generazione di una famiglia di vignaioli. 1200 soci conferitori e 2400 ettari di vigneti dislocati nel triangolo di terra che abbraccia le province di Brindisi, Taranto e Lecce, nel cuore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span class="Apple-style-span">Cantine Due Palme</span></strong>, azienda cooperativa costituita nel 1989 a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, nasce dall’idea e dalla volontà di Angelo Maci, terza generazione di una famiglia di vignaioli.</p>
<p>1200 soci conferitori e 2400 ettari di vigneti dislocati nel triangolo di terra che abbraccia le province di Brindisi, Taranto e Lecce, nel cuore del Salento.</p>
<p>Dagli anni ’90 ad oggi sono stati ingenti gli investimenti che l’azienda ha operato nell’ottica della crescita, dello sviluppo, delle tecnologie, della produzione sostenibile. Tre le cantine che dal 1989 ad oggi sono state incorporate nel gruppo Due Palme: dalla storica Cantina Sociale Riforma Fondiaria di Cellino San Marco (una delle più antiche cooperative delle Puglia costituita nel 1955), alla Cantina Sociale Angelini di San Pietro Vernotico (costituita nel 1961) fino alla Cantina San Gaetano di Lizzano (1959), in provincia di Taranto, importante realtà vitivinicola nella zona del Primitivo Dop.</p>
<p>Sono venticinque, ad oggi, le referenze prodotte da Cantine Due Palme, venticinque etichette che raccontano di vini d’eccellenza fortemente connotati dalle condizioni pedoclimatiche della regione e modellati dalla passione e dalla capacità di Angelo Maci, presidente ed enologo dell’azienda.</p>
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		<title>Tenuta San Guido</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/tenuta-san-guido/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2015 08:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgheri]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet Gris]]></category>
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		<category><![CDATA[Cabernet Sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Tesio]]></category>
		<category><![CDATA[Miglior Vino Rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[La Tenuta San Guido vince con il Bolgheri Sassicaia 2009, l&#8217;Oscar del Vino 2013 categoria Miglior Vino Rosso La storia dell&#8217; azienda Nato negli anni &#8217;60 a Bolgheri, in Toscana, nella Tenuta di San Guido, il Sassicaia è stato precursore di tanti nobili nettari affermatisi in seguito. Dicono che una piccolissima parte del suo successo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>La Tenuta San Guido vince con il Bolgheri Sassicaia 2009, l&#8217;Oscar del Vino 2013 categoria Miglior Vino Rosso</h1>
<p><strong>La storia dell&#8217; azienda</strong></p>
<p>Nato negli anni &#8217;60 a Bolgheri, in Toscana, nella <strong>Tenuta di San Guido</strong>, il Sassicaia è stato precursore di tanti nobili nettari affermatisi in seguito.</p>
<p>Dicono che una piccolissima parte del suo successo sia dovuta anche al nome, esoterico, che contribuisce a renderlo così speciale e diverso dagli altri. L&#8217;alto contenuto sassoso del terreno del podere porta ogni anno alla superficie nuove pietre, frammenti di montagne che cullano il prezioso nettare.</p>
<p>Forse dall&#8217;origine del terreno deriva il topònimo Sassicaja, o<strong> Sassicaia</strong>, in voga da oltre 150 anni. Piantato nel 1965, questo incredibile vino raggiunse il mercato solo nel 1968. E fu rivoluzione.</p>
<p>Sassicaia: Grande Vino. Civiltà del Bere, all&#8217;alba del terzo millennio, lo definiva &#8220;vino del futuro&#8221;. Sassicaia: Grande Storia, fu proprio questo vino che fece conoscere il vigneto Italia nel mondo.</p>
<p>Al marchese Mario Incisa della Rocchetta, padre di Nicolò, va il merito di aver compreso con molto anticipo il territorio adatto al vigneto. Il nome stesso, sin dall&#8217;epoca romana, aveva sempre indicato un territorio adatto al vigneto, ma questa fantastica storia inizia soltanto quando, nella poderosa genealogia Incisa della Rocchetta, emerge la figura di Leopoldo Incisa, nato nel 1792 e dal 1812 già alle prese con la carriera amministrativa. Solo nel 1845 esce uno studio sulla stagione più adatta allo svinare, ma più interessante é la memoria senza data intitolata “Nozioni generali”, nella quale viene minuziosamente raccontata la situazione dei vigneti di Rocchetta Tanaro. La sperimentazione e gli studi di Lepoldo culminano nel famoso catalogo del 1862, che attrae l´attenzione di ampelografi e vitivinicoltori, che accorrono in gran numero ad ammirare, nelle sale inferiori del castello della Rocchetta, ben 175 varietà di viti in vaso.</p>
<p>Nel 1869, a 77 anni, Leopoldo pubblica il secondo catalogo “Descrittivo e ragionato” della propria collezione di vitigni italiani e stranieri: sono 175 vasi e al numero 92 troviamo il <strong>Cabernet Sauvignon</strong>, al 145 il <strong>Cabernet Gris</strong> (o Cabernet Franc), che, come sottolinea il marchese Incisa della Rocchetta “sono entrambe usati nei vini di Bordò e sono fra i più preziosi ch´io abbia introdotti nelle mie colture”. Durante gli ultimi anni di vita, Leopoldo si fa portare in casa i vasi delle viti per continuare i propri studi prediletti e quando muore, nel 1871, nonostante il vivaio gli sopravvive per un breve periodo, il catalogo resta, per diventare fonte preziosa di consultazione per il pronipote, l´inventore del Sassicaia.</p>
<p>Quasi un secolo dopo, il pronipote Mario Incisa della Rocchetta, giovane studente di agraria, che trae ispirazione proprio da quei cataloghi e dalla frequentazione con il Barone Rothschild, per operare trapianti di barbatelle bordolesi prima sui terreni di famiglia (alla Rocchetta) e in seguito, con enorme successo, a Bolgheri. Nessuno prima di lui aveva pensato di far nascere un vino &#8220;bordolese&#8221; su un terreno italiano: tanto meno in una zona sconosciuta sotto il profilo vinicolo. La decisione di piantare questa varietà nella Tenuta San Guido fu in parte dovuta alla somiglianza che egli aveva notato tra questa zona della Toscana e Graves, a Bordeaux. Graves vuole dire ghiaia, e prende il nome dal terreno sassoso che distingue la zona: proprio come Sassicaia, in Toscana, che come abbiamo visto indica una zona con le stesse caratteristiche morfologiche. Nella biografia giovanile di Mario Incisa c’erano stati due incontri decisivi; il primo con Clarice della Gherardesca (erede della famiglia patrizia regnante da secoli nella Maremma toscana), che il 18 ottobre del 1930 diviene sua moglie e l’altro con Federico Tesio, impareggiabile selezionatore di purosangue, proprietario della più ricca scuderia di vincitori di Derby in Europa. La giovane coppia Incisa si stabilisce all&#8217;Olgiata, ex tenuta dei Chigi (la famiglia della madre di Mario), dove nasce un&#8217;azienda agricola modello e un allevamento, presto celebre, di futuri campioni: in questo centro passeranno i più grandi crack del tempo, da Nearco a Ribot, entrambi prodotti della nuova scuderia, la Dormello Olgiata costituita in società nel 1932 da Tesio e dagli Incisa. Durante il secondo conflitto mondiale l&#8217;Olgiata vivrà tempi difficili ma in pochi anni Mario saprà trasformare questa tenuta in una moderna fattoria, capace di essere anche un&#8217;oasi faunistica e ambientale (l´Oasi di Bolgheri): la prima oasi italiana riconosciuta internazionalmente.</p>
<p>Sarà qui che, finalmente, sull&#8217;altura dell&#8217;eremo di Castiglioncello, si troverà il terreno ideale per il suo cabernet: quel Sassicaia discende proprio da quel primo felice impianto e porterà al primo DOC singolo in Italia, un rosso che ha scalato rapidamente le graduatorie mondiali dei vini di qualità. Ma non fu comunque una strada facile; a dispetto delle ottime premesse, i primi giudizi su quel vino non furono positivi: tra il 1948 e il 1960, il Sassicaia rimane un vino di dominio strettamente privato e viene consumato solo nella Tenuta. Presto il marchese capisce che, invecchiando, il vino migliora notevolmente. Come spesso accade ai vini di grande levatura, i tratti considerati difetti, si trasformano con il trascorrere del tempo nelle ben note virtù che tutto il mondo riconosce al Sassicaia. Amici e parenti non smisero mai di incoraggiare Mario Incisa a continuare con gli esperimenti per perfezionare il proprio rivoluzionario stile di vinificazione: la scelta del Cabernet e l&#8217;uso delle barriques sono innovazioni introdotte in Italia, con successo, dal marchese Incisa, destinate ben presto a diffondersi in tutta la penisola.</p>
<p>Grazie alla sua sapiente regia, il 1985 è un &#8220;Annus Mirabilis&#8221;, in cui il Sassicaia è considerato unanimemente uno dei più grandi vini mai assaggiati in qualunque zona del mondo.</p>
<p>La prima vigna di Mario Incisa è considerata la culla del Cabernet italiano. La terra di Bolgheri continua a donare al Mondo il Sassicaia, un Vino che ha un&#8217;Anima Nobile e la memoria delle pietre.</p>
<p>[huge_it_portfolio id=&#8221;29&#8243;]</p>
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		<title>Tenute Rubino</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/tenute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 10:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Tenute Rubino]]></category>
		<category><![CDATA[vini di eccellenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Tenute Rubino: una storia di famiglia A metà degli anni 80 la famiglia Rubino inizia a costruire l’azienda agricola, realizzando delle acquisizioni che, in un decennio, formeranno un’importante base produttiva di complessivi i 500 ettari. Capostipite è Tommaso Rubino, convinto sostenitore delle potenzialità produttive del Salento, che da vita un progetto produttivo imperniato ad esprimere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Tenute Rubino: una storia di famiglia</h1>
<p>A metà degli anni 80 la famiglia Rubino inizia a costruire l’azienda agricola, realizzando delle acquisizioni che, in un decennio, formeranno un’importante base produttiva di complessivi i 500 ettari. Capostipite è Tommaso Rubino, convinto sostenitore delle potenzialità produttive del Salento, che da vita un progetto produttivo imperniato ad esprimere al meglio i valori della tradizione viticola della Puglia. A rinnovare questa filosofia è il figlio Luigi, che fortemente innamorato della sua terra, intende ulteriormente mettere a frutto la passione del padre, dedicando 200 ettari della proprietà, dislocate su quattro tenute, alla viticoltura d’eccellenza.</p>
<h3>Gli anni 2000</h3>
<p>Siamo agli inizi degli anni 2000 e Luigi, con grande caparbietà e chiara visione delle potenzialità aziendali, intraprende una nuova sfida di maturità produttiva e di mercato che porterà alla nascita di Tenute Rubino, con una nuova cantina di vinificazione e di affinamento a Brindisi e alla realizzazione di un progetto imprenditoriale centrato sulla produzione di vini di qualità. Gli sforzi, negli anni, sono ampiamente ripagati grazie ad un’evoluzione costante che ha portato <strong>Tenute Rubino</strong> ad essere, oggi, una realtà dinamica e un marchio conosciuto in tutto il mondo, simbolo di una nuova immagine della produzione enologica del Salento.</p>
<p>Tenute Rubino ha raggiunto questo importante traguardo seguendo una <strong>filosofia produttiva</strong> improntata nella cura di ogni dettaglio della produzione: dalla vigna sino alla bottiglia sul mercato, ogni passaggio ha in comune una reinterpretazione in chiave moderna degli aspetti su cui la Puglia ha costruito il suo successo enologico ai quattro angoli del pianeta. Tenute Rubino, in tal senso, si connota come un progetto dalla solide radici e proiettato verso le sfide dei mercati più esigenti e globali grazie ad una visione imprenditoriale che ha la sua chiave di volta nell’’innovazione, ricercata e conseguita sia nei processi produttivi che nell’organizzazione d’impresa.</p>
<p>In questi anni, Luigi ha avuto accanto Romina Leopardi, che con la sua professionalità e la sua visione d’insieme, ha sviluppato una strategia di marketing e comunicazione fortemente legato ai contenuti distintivi di Tenute Rubino, a partire dalla Vendemmia delle Donne che, da cinque anni, viene regolarmente aperta a giornalisti, opinion leader e wine-lovers. L’apporto di ciascuno si completa nel valore della coppia, nella capacità di intesa che insieme ricercano costantemente e con la semplicità di chi condivide un’esperienza che non è unicamente imprenditoriale ma si forma attorno al valore famiglia, al suo divenire prospettiva e disegno. Un punto di forza che molte aziende del vino familiari sanno comprendere e valorizzare. La famiglia di Luigi e Romina è proprio così.</p>
<h3>Tenute Rubino oggi</h3>
<p>Oggi Tenute Rubino distribuisce e commercializza i suoi prodotti in oltre 20 paesi esteri e più del 70% del fatturato aziendale è realizzato dall’export; un dato che sottolinea positivamente la capacità dell’azienda di cimentarsi con quella dimensione più internazionale dei mercati, propria del segmento dei <strong>vini di eccellenza</strong>.</p>
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		<title>Associazione Nazionale Donne dell’Olio</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/associazione-nazionale-donne-dellolio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2014 15:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Nazionale Donne dell’Olio]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriella stansfield]]></category>
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					<description><![CDATA[L’associazione nazionale delle Donne dell’Olio è stata fondata il 19 aprile 2000 in Veneto e ha sede a Cavaion Veronese. Si propone di restituire un’immagine positiva e armonica a un comparto, quello oleario, che negli ultimi anni ha conosciuto fin troppe divisioni e lacerazioni al suo interno. Noi vogliamo apportare il lato conciliante e costruttivo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>associazione nazionale delle Donne dell’Olio</strong> è stata fondata il 19 aprile 2000 in Veneto e ha sede a Cavaion Veronese. Si propone di restituire un’immagine positiva e armonica a un comparto, quello oleario, che negli ultimi anni ha conosciuto fin troppe divisioni e lacerazioni al suo interno. Noi vogliamo apportare il lato conciliante e costruttivo delle donne.</p>
<p>A caratterizzarci è un’impronta volontaristica e senza fini di lucro. Chi vi partecipa, lo fa attivamente e a titolo gratuito, come è riportato nell’articolo 8 dello Statuto.</p>
<p>L’obbiettivo è fare cultura, anche attraverso il confronto delle idee. Per questo l’associazione nazionale delle Donne dell’Olio è aperta a tutte le donne, senza esclusioni di categorie.</p>
<p>Si accolgono in qualità di socie tutte le possibili figure, senza discriminazioni di sorta. Non solo le produttrici o le asssggiatrici, le agronome o le oleologhe, ma anche le consumatrici che lo vorranno, come pure le giornaliste, le ricercatrici, le operatrici commerciali.</p>
<p>Sarà tuttavia bene chiarire, onde evitare fraintendimenti, che l’associazione non intende commercializzare l’olio delle socie, e neppure, a scanso di equivoci, vogliamo che rientri nelle finalità e negli obbiettivi.</p>
<p>La cultura, prima di tutto.</p>
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