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	<title>Italia &#8211; Vinitalia TV</title>
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		<title>Agricola Bellaria</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/agricola-bellaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 05:26:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Protagonisti del vino]]></category>
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					<description><![CDATA[Agricola Bellaria: eccellenze vinicole Vinitalia.tv realizza il trailer di Agricola Bellaria, eccellenze vinicole italiane. Maggiori informazioni su Eccellenzeitaliane.tv]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Agricola Bellaria: eccellenze vinicole</h1>
<p><strong>Vinitalia.tv</strong> realizza il trailer di <a href="http://www.eccellenzeitaliane.tv/agricola-bellaria/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Agricola Bellaria</strong></a>, eccellenze vinicole italiane.<br />
Maggiori informazioni su <a href="http://www.eccellenzeitaliane.tv/agricola-bellaria/" target="_blank" rel="noopener">Eccellenzeitaliane.tv</a></p>
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		<title>Tenute San Leonardo</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/tenute-san-leonardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2016 15:50:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Tenute San Leonardo]]></category>
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					<description><![CDATA[Più di mille anni fa era un monastero, da oltre tre secoli è la residenza dei Marchesi Guerrieri Gonzaga che ne sono appassionati custodi. Oggi la Tenuta San Leonardo è un giardino di vigne e rose protetto dalle imponenti montagne trentine che smorzano i freddi venti nordici, mentre il fondovalle accoglie e regala il tepore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più di mille anni fa era un monastero, da oltre tre secoli è la residenza dei Marchesi Guerrieri Gonzaga che ne sono appassionati custodi. Oggi la Tenuta San Leonardo è un giardino di vigne e rose protetto dalle imponenti montagne trentine che smorzano i freddi venti nordici, mentre il fondovalle accoglie e regala il tepore del lago di Garda. La Tenuta è un mondo antico dove le pazienti pratiche di cantina, ancora assolutamente artigianali, regalano vini che sono autentici gioielli dell’enologia italiana distinguendosi per freschezza, armonia ed un’innata eleganza.</p>
<p>In tutte le storie c&#8217;è sempre un momento di svolta</p>
<p>…per la Tenuta San Leonardo fu alla fine degli anni 60, quando il Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga (1895-1974), agricoltore e appassionato viticoltore, lasciò al figlio Carlo il compito di dare un nuovo volto alla proprietà di famiglia. Molto cambiò nelle vigne dell’azienda trentina: alla pergola furono affiancati il guyot e il cordone speronato e accanto al Carmenère e al Merlot, varietà presenti ormai da decenni se non secoli, furono introdotti nuovi vitigni, primo tra tutti il Cabernet Sauvignon.</p>
<p>Il 1982 fu l’anno della vendemmia zero, quella che produsse il San Leonardo come lo conosciamo oggi. In azienda arrivarono le prime barriques e in cantina si lavorò non più sulla base di uvaggi definiti in vigna ma sull’assemblaggio dei vini deciso dopo mesi di maturazione in legno e a partire proprio da quell’anno il San Leonardo si impose con decisione tra i nomi di riferimento dell’enologia italiana.</p>
<p>Tutto ciò è stato il risultato della determinata convinzione di Carlo Guerrieri Gonzaga che la sua terra avesse caratteristiche così particolari da poter percorrere la strada dell’eccellenza viticola.</p>
<p>È stato un rinnovamento radicale quello che ha interessato la Tenuta San Leonardo. In realtà ad un primo sguardo niente sembra essere cambiato rispetto al passato e la proprietà si presenta ancor oggi come un hortus conclusus regolato dai valori del proprio mondo. Ma dietro quel cancello che protegge l’azienda non ci sono più solo campi di mais o di grano o piante di gelso per la coltura del baco da seta. Oggi c’è un giardino di vigne impiantate con criteri di grande rigore, i cui filari parlano di cultura del vino.</p>
<p>Da guerrieri a viticoltori</p>
<p>Il motto di famiglia recita “Belli ac Pacis Amator” (Amante della Guerra e della Pace): difficile immaginarlo oggi ma un tempo i Terzi – antico cognome della famiglia – erano uomini d’arme e tale Niccolò figlio di Ottobono per il valore dimostrato in tante battaglie, fu detto il “Guerriero”. Cognome cui fu aggiunto nel 1506 quello di Gonzaga in segno di riconoscenza da parte del Marchese Francesco, signore di Mantova.</p>
<p>Per la presenza della famiglia Guerrieri Gonzaga in Trentino si deve attendere il 1894 quando il Marchese Tullo, nonno di Carlo Guerrieri Gonzaga, sposò Gemma de Gresti, alla cui famiglia apparteneva da quasi due secoli la Tenuta San Leonardo. Fu loro figlio Anselmo a guardare alla proprietà con nuovo spirito imprenditoriale e a introdurre grandi cambiamenti animato dalla sua innata passione per l’enologia.</p>
<p>Ma è Carlo Guerrieri Gonzaga il primo vero enologo della famiglia, la sua formazione fu dettata non solo dalla prospettiva di gestire in prima persona il patrimonio agricolo familiare ma soprattutto da una viva curiosità per i grandi vini, Bordeaux in primis. Da questo nasce la sua decisione di studiare enologia a Losanna e approfondire le conoscenze con viaggi di studio in Francia ed in Toscana. Proprio qui, nella proprietà di San Guido, iniziò la lunga e proficua consuetudine con Mario Incisa della Rocchetta, che lo introdusse a tutti i segreti del blend bordolese e divenne a tutti gli effetti il suo “padrino enologico”.</p>
<p>Alla Tenuta San Leonardo da quasi cinquant’anni Carlo Guerrieri Gonzaga dedica la quasi totalità delle sue attenzioni e del suo tempo. Da anni anche il figlio Anselmo, oggi amministratore dell’azienda, è impegnato a tempo pieno e come il padre è innamorato di questa terra trentina, dei suoi orizzonti, dei suoi profumi.</p>
<p>Tenuta San Leonardo, porta del Trentino</p>
<p>Non è difficile innamorarsi di questo luogo. È il Trentino del sud, ad una manciata di passi dal confine veneto, quello che ospita l’azienda, un tempo feudo ecclesiastico, oggi piccolo borgo sinonimo di una delle eccellenze che hanno fatto la storia del vino in Italia.</p>
<p>Siamo in Vallagarina: lungo il corso dell’Adige una piccola chiesetta sembra indicare un luogo non comune, al suo fianco un cancello ed una medievale cinta muraria introducono al mondo della Tenuta San Leonardo. È un piccolo villaggio del tempo passato, dove le case dal tipico aspetto trentino ospitano gli uffici, la cantina, l’antico granaio oggi museo, vari capanni di servizio dell’attività agricola.</p>
<p>Alzando lo sguardo ci sono poi il viale alberato, il laghetto, il parco, le vigne, il giardino regno delle rose e la villa de Gresti, un insieme magico frutto di una cura incessante quanto discreta che non ha avuto cesure negli anni, un insieme di eleganza e di equilibrio che è concreta espressione di un mondo amato e vissuto in prima persona.</p>
<p>In alto infine la sagoma imponente dei Monti Lessini, dai quali può capitare in modo non inusuale di veder scendere cervi, caprioli e camosci alla ricerca di morbide foglie per la loro insaziabile fame. Sono i Monti Lessini che proteggono dai venti freddi del nord la proprietà, in tutto 300 ettari che ogni giorno ricevono la brezza dell’Ora che soffia dal Garda apportando i suoi temperati, benefici effetti.</p>
<p>Terra del nord è la Tenuta San Leonardo, la neve nei mesi invernali ricopre spesso quel piccolo paradiso terrestre del suo parco, vitato e non. Ma nel periodo vegetativo della vite è un microclima ideale quello che accompagna lo sviluppo dei grappoli e la maturazione delle uve con la forte escursione termica tra giorno e notte che dona non solo spessore agli aromi delle uve ma ne dilata i tempi di maturazione che solo a metà settembre prevede l’inizio della raccolta per poi protrarsi a gran parte di ottobre.</p>
<p>E poi le vigne, in tutto 25 ettari: ad altitudine inferiore, attorno ai 150 metri s.l.m., su terreni ricchi di ciottoli che furono il letto di una diramazione dell’Adige, sono state impiantate le vigne di Merlot mentre è prevalentemente un suolo sabbioso con pH neutro quello che tra i 150 ed i 250 metri s.l.m. accoglie Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e le antiche vigne di Carmenère. Tutti terreni a bassa fertilità e ben drenati da cui nascono uve che una volta divenute vino garantiscono una quantità di antociani davvero inusuale, e non solo per il Trentino. Talmente inusuale da fare di queste terre un tempo chiamate Campi Sarni, una enclave del tutto unica.</p>
<p>Oggi la viticoltura nella Tenuta San Leonardo prevede filari con vari orientamenti che seguono le pendenze, per sfruttare al massimo la luminosità solare. Le densità variano a seconda del tipo di allevamento: 6.600 ceppi ad ettaro per i vigneti a filare (guyot e a cordone speronato), con una produzione al massimo di 65 quintali per ettaro, e 1.750 per la pergola doppia trentina riservata al Carmenère, che per dare uve importanti richiede potature severe che limitano la produzione a non più di 90 quintali per ettaro.</p>
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		<title>Gianfranco Santero</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/gianfranco-santero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2015 07:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Protagonisti del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Santero]]></category>
		<category><![CDATA[Monferrato]]></category>
		<category><![CDATA[Santero]]></category>
		<category><![CDATA[Santero F.lli & C.]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly]]></category>
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					<description><![CDATA[Vinitaly 2015]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Santero: la storia dell&#8217;azienda raccontata da Gianfranco Santero</h1>
<p>Ai microfoni di <strong>Vinitalia.tv</strong>, in occasione del Vinitaly 2015 <strong>Gianfranco Santero</strong>, Presidente di <strong><a href="http://www.eccellenzeitaliane.tv/santero/" target="_blank" rel="noopener">Santero F.lli &amp; C.</a> </strong>che ci parla di questa azienda storica.</p>
<p><strong><span class="Apple-style-span">La Storia</span></strong></p>
<p>Nata agli albori del 1958 e consolidata dai fratelli Leopoldo, Renzo, Aldo e Adelio Santero.</p>
<p>Situata proprio nel cuore della zona vitivinicola, immersa nelle splendide colline del Monferrato.</p>
<p>Una storia lunga mezzo secolo, segnata dalla passione per la vigna, dalla sapiente gestione della cantina e a dall’amore per il vino e lo spumante.</p>
<p>Oggi l’azienda si è evoluta con una cura seguita in ogni momento dalla filiera produttiva: dalla vendemmia alla fase dell’imbottigliamento, effettuato in una cantina completamente ristrutturata dove innovazione e tecnologia si uniscono per dare vita a prodotti dalla veste moderna con un cuore antico.</p>
<p><strong><span class="Apple-style-span">Tradizione</span></strong></p>
<p>Nel 1958 viene acquistata un&#8217;avviata cantina di vinificazione a Santo Stefano Belbo che viene attrezzata per la produzione degli spumanti e dei vini classici piemontesi.</p>
<p>Si migliorano le strutture, si allarga la clientela, si aprono nuovi mercati, si varcano i confini nazionali sempre con la massima attenzione alle esigenze di mercato.</p>
<p>Nel 1977 entra in funzione un modernissimo stabilimento, attuale sede della Società, su un&#8217;area di oltre 18.000 mq nelle vicinanze della casa natale dello scrittore Cesare Pavese. Nello stabilimento vengono vinificate le uve delle 5 aziende agricole di proprietà Santero, ma anche uve acquistate da oltre 300 viticoltori locali.</p>
<p>La capacità produttiva della cantina che sfiora i 18 milioni di bottiglie annue colloca la Santero tra i leader del mercato vinicolo.</p>
<p>Santero ha traghettato il packaging dal passato alla modernità. In un segmento statico e ancorato alla tradizione stabilizzato su forme e immagini consolidate si è reso necessario irrompere con un’identità innovativa in grado di farsi notare e ammirare senza tradire i codici di accessibilità e quotidianità del segmento connotando il prodotto con stile, eleganza e la contemporaneità propria della marca.</p>
<p>Etichette dalle forme e dai colori ricercati curate in ogni minimo dettaglio con particolare attenzione ai particolari, alle sfumature e ai riflessi, conferiscono un tocco di raffinatezza all’insieme.</p>
<p><strong><span class="Apple-style-span">Territorio</span></strong></p>
<p>Ampie zone coltivate a monovitigno e una ricca dotazione di storiche cantine scavate nel tufo, di antiche cascine dalle eleganti architetture, di borghi medievali impreziositi a chiese e castelli a testimonianza di una cultura secolare fondata sulla produzione di vino. Santero svolge la sua attività in un angolo del Piemonte fra Langhe e Monferrato: un territorio ondulato, vivace e reso affascinante dai giochi di colore regalati dalla vegetazione spontanea e dalle coltivazioni.</p>
<p>La qualità non è un mito a uso della comunicazione, ma un fatto concreto.</p>
<p>A Santo Stefano Belbo Santero vive a stretto contatto con il mondo dell’agricoltura che caratterizza la sua tradizione di storica azienda enologica. Ritmi stagionali e natura, convivenza tra uomo e ambiente: è la dimensione antica ma immutabile che si vive nel cuore della Langa a vocazione vitivinicola.</p>
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		<title>Cantine Due Palme</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/cantine-due-palme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2015 15:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[aziende di eccellenza]]></category>
		<category><![CDATA[cantine due palme]]></category>
		<category><![CDATA[Cellino San Marco]]></category>
		<category><![CDATA[cooperativa]]></category>
		<category><![CDATA[negroamaro]]></category>
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		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly 2014]]></category>
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					<description><![CDATA[Cantine Due Palme, azienda cooperativa costituita nel 1989 a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, nasce dall’idea e dalla volontà di Angelo Maci, terza generazione di una famiglia di vignaioli. 1200 soci conferitori e 2400 ettari di vigneti dislocati nel triangolo di terra che abbraccia le province di Brindisi, Taranto e Lecce, nel cuore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span class="Apple-style-span">Cantine Due Palme</span></strong>, azienda cooperativa costituita nel 1989 a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, nasce dall’idea e dalla volontà di Angelo Maci, terza generazione di una famiglia di vignaioli.</p>
<p>1200 soci conferitori e 2400 ettari di vigneti dislocati nel triangolo di terra che abbraccia le province di Brindisi, Taranto e Lecce, nel cuore del Salento.</p>
<p>Dagli anni ’90 ad oggi sono stati ingenti gli investimenti che l’azienda ha operato nell’ottica della crescita, dello sviluppo, delle tecnologie, della produzione sostenibile. Tre le cantine che dal 1989 ad oggi sono state incorporate nel gruppo Due Palme: dalla storica Cantina Sociale Riforma Fondiaria di Cellino San Marco (una delle più antiche cooperative delle Puglia costituita nel 1955), alla Cantina Sociale Angelini di San Pietro Vernotico (costituita nel 1961) fino alla Cantina San Gaetano di Lizzano (1959), in provincia di Taranto, importante realtà vitivinicola nella zona del Primitivo Dop.</p>
<p>Sono venticinque, ad oggi, le referenze prodotte da Cantine Due Palme, venticinque etichette che raccontano di vini d’eccellenza fortemente connotati dalle condizioni pedoclimatiche della regione e modellati dalla passione e dalla capacità di Angelo Maci, presidente ed enologo dell’azienda.</p>
<p>[huge_it_portfolio id=&#8221;45&#8243;]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tenuta San Guido</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/tenuta-san-guido/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2015 08:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgheri]]></category>
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		<category><![CDATA[Federico Tesio]]></category>
		<category><![CDATA[Miglior Vino Rosso]]></category>
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		<category><![CDATA[Oscar]]></category>
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		<category><![CDATA[Sassicaia]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta di San Guido]]></category>
		<category><![CDATA[tenuta San Guido]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[La Tenuta San Guido vince con il Bolgheri Sassicaia 2009, l&#8217;Oscar del Vino 2013 categoria Miglior Vino Rosso La storia dell&#8217; azienda Nato negli anni &#8217;60 a Bolgheri, in Toscana, nella Tenuta di San Guido, il Sassicaia è stato precursore di tanti nobili nettari affermatisi in seguito. Dicono che una piccolissima parte del suo successo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>La Tenuta San Guido vince con il Bolgheri Sassicaia 2009, l&#8217;Oscar del Vino 2013 categoria Miglior Vino Rosso</h1>
<p><strong>La storia dell&#8217; azienda</strong></p>
<p>Nato negli anni &#8217;60 a Bolgheri, in Toscana, nella <strong>Tenuta di San Guido</strong>, il Sassicaia è stato precursore di tanti nobili nettari affermatisi in seguito.</p>
<p>Dicono che una piccolissima parte del suo successo sia dovuta anche al nome, esoterico, che contribuisce a renderlo così speciale e diverso dagli altri. L&#8217;alto contenuto sassoso del terreno del podere porta ogni anno alla superficie nuove pietre, frammenti di montagne che cullano il prezioso nettare.</p>
<p>Forse dall&#8217;origine del terreno deriva il topònimo Sassicaja, o<strong> Sassicaia</strong>, in voga da oltre 150 anni. Piantato nel 1965, questo incredibile vino raggiunse il mercato solo nel 1968. E fu rivoluzione.</p>
<p>Sassicaia: Grande Vino. Civiltà del Bere, all&#8217;alba del terzo millennio, lo definiva &#8220;vino del futuro&#8221;. Sassicaia: Grande Storia, fu proprio questo vino che fece conoscere il vigneto Italia nel mondo.</p>
<p>Al marchese Mario Incisa della Rocchetta, padre di Nicolò, va il merito di aver compreso con molto anticipo il territorio adatto al vigneto. Il nome stesso, sin dall&#8217;epoca romana, aveva sempre indicato un territorio adatto al vigneto, ma questa fantastica storia inizia soltanto quando, nella poderosa genealogia Incisa della Rocchetta, emerge la figura di Leopoldo Incisa, nato nel 1792 e dal 1812 già alle prese con la carriera amministrativa. Solo nel 1845 esce uno studio sulla stagione più adatta allo svinare, ma più interessante é la memoria senza data intitolata “Nozioni generali”, nella quale viene minuziosamente raccontata la situazione dei vigneti di Rocchetta Tanaro. La sperimentazione e gli studi di Lepoldo culminano nel famoso catalogo del 1862, che attrae l´attenzione di ampelografi e vitivinicoltori, che accorrono in gran numero ad ammirare, nelle sale inferiori del castello della Rocchetta, ben 175 varietà di viti in vaso.</p>
<p>Nel 1869, a 77 anni, Leopoldo pubblica il secondo catalogo “Descrittivo e ragionato” della propria collezione di vitigni italiani e stranieri: sono 175 vasi e al numero 92 troviamo il <strong>Cabernet Sauvignon</strong>, al 145 il <strong>Cabernet Gris</strong> (o Cabernet Franc), che, come sottolinea il marchese Incisa della Rocchetta “sono entrambe usati nei vini di Bordò e sono fra i più preziosi ch´io abbia introdotti nelle mie colture”. Durante gli ultimi anni di vita, Leopoldo si fa portare in casa i vasi delle viti per continuare i propri studi prediletti e quando muore, nel 1871, nonostante il vivaio gli sopravvive per un breve periodo, il catalogo resta, per diventare fonte preziosa di consultazione per il pronipote, l´inventore del Sassicaia.</p>
<p>Quasi un secolo dopo, il pronipote Mario Incisa della Rocchetta, giovane studente di agraria, che trae ispirazione proprio da quei cataloghi e dalla frequentazione con il Barone Rothschild, per operare trapianti di barbatelle bordolesi prima sui terreni di famiglia (alla Rocchetta) e in seguito, con enorme successo, a Bolgheri. Nessuno prima di lui aveva pensato di far nascere un vino &#8220;bordolese&#8221; su un terreno italiano: tanto meno in una zona sconosciuta sotto il profilo vinicolo. La decisione di piantare questa varietà nella Tenuta San Guido fu in parte dovuta alla somiglianza che egli aveva notato tra questa zona della Toscana e Graves, a Bordeaux. Graves vuole dire ghiaia, e prende il nome dal terreno sassoso che distingue la zona: proprio come Sassicaia, in Toscana, che come abbiamo visto indica una zona con le stesse caratteristiche morfologiche. Nella biografia giovanile di Mario Incisa c’erano stati due incontri decisivi; il primo con Clarice della Gherardesca (erede della famiglia patrizia regnante da secoli nella Maremma toscana), che il 18 ottobre del 1930 diviene sua moglie e l’altro con Federico Tesio, impareggiabile selezionatore di purosangue, proprietario della più ricca scuderia di vincitori di Derby in Europa. La giovane coppia Incisa si stabilisce all&#8217;Olgiata, ex tenuta dei Chigi (la famiglia della madre di Mario), dove nasce un&#8217;azienda agricola modello e un allevamento, presto celebre, di futuri campioni: in questo centro passeranno i più grandi crack del tempo, da Nearco a Ribot, entrambi prodotti della nuova scuderia, la Dormello Olgiata costituita in società nel 1932 da Tesio e dagli Incisa. Durante il secondo conflitto mondiale l&#8217;Olgiata vivrà tempi difficili ma in pochi anni Mario saprà trasformare questa tenuta in una moderna fattoria, capace di essere anche un&#8217;oasi faunistica e ambientale (l´Oasi di Bolgheri): la prima oasi italiana riconosciuta internazionalmente.</p>
<p>Sarà qui che, finalmente, sull&#8217;altura dell&#8217;eremo di Castiglioncello, si troverà il terreno ideale per il suo cabernet: quel Sassicaia discende proprio da quel primo felice impianto e porterà al primo DOC singolo in Italia, un rosso che ha scalato rapidamente le graduatorie mondiali dei vini di qualità. Ma non fu comunque una strada facile; a dispetto delle ottime premesse, i primi giudizi su quel vino non furono positivi: tra il 1948 e il 1960, il Sassicaia rimane un vino di dominio strettamente privato e viene consumato solo nella Tenuta. Presto il marchese capisce che, invecchiando, il vino migliora notevolmente. Come spesso accade ai vini di grande levatura, i tratti considerati difetti, si trasformano con il trascorrere del tempo nelle ben note virtù che tutto il mondo riconosce al Sassicaia. Amici e parenti non smisero mai di incoraggiare Mario Incisa a continuare con gli esperimenti per perfezionare il proprio rivoluzionario stile di vinificazione: la scelta del Cabernet e l&#8217;uso delle barriques sono innovazioni introdotte in Italia, con successo, dal marchese Incisa, destinate ben presto a diffondersi in tutta la penisola.</p>
<p>Grazie alla sua sapiente regia, il 1985 è un &#8220;Annus Mirabilis&#8221;, in cui il Sassicaia è considerato unanimemente uno dei più grandi vini mai assaggiati in qualunque zona del mondo.</p>
<p>La prima vigna di Mario Incisa è considerata la culla del Cabernet italiano. La terra di Bolgheri continua a donare al Mondo il Sassicaia, un Vino che ha un&#8217;Anima Nobile e la memoria delle pietre.</p>
<p>[huge_it_portfolio id=&#8221;29&#8243;]</p>
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		<title>Associazione Nazionale Donne dell’Olio</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/associazione-nazionale-donne-dellolio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2014 15:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Nazionale Donne dell’Olio]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriella stansfield]]></category>
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					<description><![CDATA[L’associazione nazionale delle Donne dell’Olio è stata fondata il 19 aprile 2000 in Veneto e ha sede a Cavaion Veronese. Si propone di restituire un’immagine positiva e armonica a un comparto, quello oleario, che negli ultimi anni ha conosciuto fin troppe divisioni e lacerazioni al suo interno. Noi vogliamo apportare il lato conciliante e costruttivo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>associazione nazionale delle Donne dell’Olio</strong> è stata fondata il 19 aprile 2000 in Veneto e ha sede a Cavaion Veronese. Si propone di restituire un’immagine positiva e armonica a un comparto, quello oleario, che negli ultimi anni ha conosciuto fin troppe divisioni e lacerazioni al suo interno. Noi vogliamo apportare il lato conciliante e costruttivo delle donne.</p>
<p>A caratterizzarci è un’impronta volontaristica e senza fini di lucro. Chi vi partecipa, lo fa attivamente e a titolo gratuito, come è riportato nell’articolo 8 dello Statuto.</p>
<p>L’obbiettivo è fare cultura, anche attraverso il confronto delle idee. Per questo l’associazione nazionale delle Donne dell’Olio è aperta a tutte le donne, senza esclusioni di categorie.</p>
<p>Si accolgono in qualità di socie tutte le possibili figure, senza discriminazioni di sorta. Non solo le produttrici o le asssggiatrici, le agronome o le oleologhe, ma anche le consumatrici che lo vorranno, come pure le giornaliste, le ricercatrici, le operatrici commerciali.</p>
<p>Sarà tuttavia bene chiarire, onde evitare fraintendimenti, che l’associazione non intende commercializzare l’olio delle socie, e neppure, a scanso di equivoci, vogliamo che rientri nelle finalità e negli obbiettivi.</p>
<p>La cultura, prima di tutto.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Distillerie Bonollo Umberto Spa</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/distillerie-bonollo-umberto-spa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2014 15:12:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[100 anni di grappa]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;origine e l&#8217;evoluzione aziendale è strettamente legata alla storia della famiglia Bonollo che già nella seconda metà dell&#8217;Ottocento sulle Prealpi vicentine per passione sperimentava l&#8217;arte centenaria del far grappa. Le prime testimonianze dell&#8217;attività professionale di distillatori datano 1908: anno a cui risale la più antica denuncia di produzione di cui si ha copia e che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;origine e l&#8217;evoluzione aziendale è strettamente legata alla storia della famiglia Bonollo che già nella seconda metà dell&#8217;Ottocento sulle Prealpi vicentine per passione sperimentava l&#8217;arte centenaria del far grappa.</p>
<p>Le prime testimonianze dell&#8217;attività professionale di distillatori datano 1908: anno a cui risale la più antica denuncia di produzione di cui si ha copia e che fa riferimento a Giuseppe Bonollo, il capostipite della più importante dinastia di produttori di Grappa oggi esistente.</p>
<p>Umberto Bonollo, uno dei figli di Giuseppe, ha proseguito l&#8217;attività di famiglia in Veneto, la più importante regione italiana per tradizione e produzione di grappa.</p>
<p>L&#8217;origine e l&#8217;evoluzione aziendale è strettamente legata alla storia della famiglia Bonollo che già nella seconda metà dell&#8217;Ottocento sulle Prealpi vicentine per passione sperimentava l&#8217;arte centenaria del far grappa.</p>
<p>Le prime testimonianze dell&#8217;attività professionale di distillatori datano 1908: anno a cui risale la più antica denuncia di produzione di cui si ha copia e che fa riferimento a Giuseppe Bonollo, il capostipite della più importante dinastia di produttori di Grappa oggi esistente.</p>
<p>Umberto Bonollo, uno dei figli di Giuseppe, ha proseguito l&#8217;attività di famiglia in Veneto, la più importante regione italiana per tradizione e produzione di grappa.</p>
<p>L&#8217;azienda, ancora saldamente in mano della famiglia, è localizzata nella provincia di Padova con due stabilimenti: la distilleria di Conselve, in cui vengono ottenute grappe, acquaviti d&#8217;uva e brandy, e la sede di Mestrino, in cui avviene la produzione di liquori e l&#8217;imbottigliamento dei distillati aziendali, che vengono commercializzati nel mercato nazionale ed internazionale.</p>
<p>Alla Bonollo la grappa resta comunque il prodotto principale. L&#8217;attuale presidente, Giuseppe Bonollo (nipote del fondatore e primogenito di Umberto) ha, infatti, così sintetizzato la missione aziendale: ottenere grappe caratterizzate da un&#8217;ampia e tipica gamma di aromi, ma anche contraddistinte, in bocca, da una pulizia e leggerezza tali da soddisfare le esigenze edonistiche dei consumatori più moderni.</p>
<p>Negli ultimi trent&#8217;anni la Bonollo di Padova ha acquisito i marchi ed il know how di due rinomate distillerie venete: Modin di Ponte di Brenta (PD) -azienda fondata nel 1842- e Dalla Vecchia di Malo (VI) -azienda fondata nel 1890.</p>
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		<title>D&#8217;arapri</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/darapri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 13:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Casa d'Araprì]]></category>
		<category><![CDATA[d'Araprì]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
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					<description><![CDATA[Per l&#8217;azienda D&#8217; Araprì un exaequo con il Gran Cuvée XXI Secolo 2007, per la categoria miglior vino spumante all&#8217; Oscar del Vino 2013 L&#8217;azienda Tre amici (Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, da cui &#8220;d&#8217;Araprì&#8220;), suonatori di jazz con una immensa passione per il vino ereditata dai genitori, decidono, per scommessa, di produrre spumante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Per l&#8217;azienda D&#8217; Araprì un exaequo con il Gran Cuvée XXI Secolo 2007, per la categoria miglior vino spumante all&#8217; Oscar del Vino 2013</h1>
<p><strong>L&#8217;azienda</strong></p>
<p>Tre amici (Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, da cui &#8220;<strong>d&#8217;Araprì</strong>&#8220;), suonatori di jazz con una immensa passione per il vino ereditata dai genitori, decidono, per scommessa, di produrre spumante a San Severo, in provincia di Foggia, nel cuore della Daunia.</p>
<p>É il 1979: nasce così, quasi per caso, la <strong>Casa d&#8217;Araprì</strong> oggi l’unica realtà in Puglia (ed una delle poche nel Meridione) ad incentrare la produzione solo sullo spumante con il Metodo Classico. Sin dalla sua nascita, la Casa d’Araprì si è posta l&#8217;ambizioso obiettivo di raggiungere il più alto standard qualitativo, proponendo al consumatore la sua precisa filosofia produttiva.</p>
<p>Tutte le fasi della lavorazione vengono seguite personalmente dai fondatori della Casa d&#8217;Araprì. Il carattere artigianale garantisce l’alta qualità dei prodotti e il rispetto assoluto della tradizione champenoise. Gli spumanti della Casa d’Araprì non sono certo quelli che dominano le pagine pubblicitarie delle riviste: il loro segreto si custodisce gelosamente e si rivela soltanto agli amici più fidati.</p>
<p>D&#8217;Araprì produce spumanti di pregio, con i caratteri della modernità e il cuore antico, ancorati ai valori del territorio d&#8217;origine, utilizzando principalmente uve autoctone, portando ai più alti livelli i propri spumanti e la loro immagine, contribuendo alla diffusione delle tante perfezioni che i luoghi e gli uomini hanno donato nella storia della Daunia.</p>
<p>[huge_it_portfolio id=&#8221;11&#8243;]</p>
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		<title>Benessere diVino</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/benessere-divino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jun 2013 15:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[centro]]></category>
		<category><![CDATA[diVino]]></category>
		<category><![CDATA[Patrizia Sonn]]></category>
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					<description><![CDATA[Intervista a Patrizia Sonn di Benessere DiVino che ci racconta com&#8217;è nata l&#8217;idea del centro benesse &#8220;diVino&#8221; e ci accompagna nel persorso dello stand per spiegarci come funziona. Ogni location o meglio cantina per ogni regione; il centro è caratterizzato da vasche con le proprieta&#8217; antiossidanti dell&#8217;uva e del vino. Guarda il video per saperne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a <strong>Patrizia Sonn</strong> di <strong>Benessere DiVino</strong> che ci racconta com&#8217;è nata l&#8217;idea del centro benesse &#8220;diVino&#8221; e ci accompagna nel persorso dello stand per spiegarci come funziona.</p>
<p>Ogni location o meglio cantina per ogni regione; il centro è caratterizzato da vasche con le proprieta&#8217; antiossidanti dell&#8217;uva e del vino.</p>
<p><span class="Apple-style-span">Guarda il video per saperne di piu&#8217;.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Franz Haas</title>
		<link>https://www.vinitalia.tv/franz-haas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:26:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Alto Adige Moscato Rosa 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Franz Haas]]></category>
		<category><![CDATA[Miglior Vino Dolce]]></category>
		<category><![CDATA[piero muscari]]></category>
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					<description><![CDATA[Premiazione ed intervista]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;azienda <strong>Franz Haas</strong> vince la categoria<strong> Miglior Vino Dolce</strong>, all&#8217; Oscar del Vino 2013,  con il <em>Alto Adige Moscato Rosa 2010</em>.</p>
<p>Da sempre l&#8217;azienda Franz Haas lavora per esprimere sempre al meglio la qualità dei vini che produce. Nasce nel 1881, viene tramandata fino ad oggi sempre ad un Franz Haas.</p>
<p>Nel video la premiazione e l&#8217;intervista realizzata da Piero Muscari di Vinitalia.tv.</p>
<p>[huge_it_portfolio id=&#8221;31&#8243;]</p>
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